La cappella di San Michele Arcangelo a Semifonte e il borgo di Petrognano

A pochi km di distanza da Barberino Val d’Elsa si trovano il borgo di Petrognano e la cappella di San Michele Arcangelo a Semifonte, quest’ultima costruita tra il 1592 e il 1597 per volontà di Giovanni Battista Capponi, canonico fiorentino e proprietario della Villa di Petrognano. La cappella di San Michele fu edificata sul colle dove anticamente sorgeva il castello di Semifonte, distrutto nel 1202 dai fiorentini, e riproduce in scala ridotta la cupola di Filippo Brunelleschi del Duomo fiorentino. Questa caratteristica era stata espressamente richiesta dal Capponi al pittore e architetto fiorentino Santi di Tito, il quale rispose con alcuni disegni eseguiti dal suo collaboratore Gregorio Pagani. Come mai il Capponi volle una cappella di questa forma? Le motivazioni sono varie, ma cominciamo dall’origine. Nella biografia del Canonico si racconta che un giorno, “mentre egli faceva il terreno divegliere e fare alcune fosse nella più alta parte del colle, dove si vede oggi per opera sua un bellissimo oliveto in vece delle case e de’ palagi, che furon già nel soprannominato castello di Semifonte (…) uno de’ lavoratori cavando la terra, discoperse e trasse fuori alcune ossa di corpi umani”. Il Capponi fece seppellire quelle reliquie e cominciò a pensare che quelle anime potessero patire le pene del Purgatorio. Mosso da grande carità verso queste anime e convinto che questo fosse il posto della chiesa di San Michele a Semifonte, vi volle costruire questa cappella. Il problema era che in questo luogo non si aveva l’autorizzazione a costruire nulla di duraturo sin dal 1202, quando Semifonte venne sconfitta da Firenze. Allora il Canonico rivolse una supplica al Granduca Ferdinando I de’ Medici per ricevere il permesso. Come possiamo vedere, il permesso fu accordato. Si pensa anche che il riferimento alla cupola di Santa Maria del Fiore fosse di natura politica, come una riconferma della superiorità della città di Firenze.