LA PROBLEMATICA

VALORIZZAZIONE BENI CULTURALI E AMBIENTALI COME RISORSA PER LO SVILUPPO

L’Italia è conosciuta nel mondo per essere il paese con il maggior numero di siti riconosciuti dall’UNESCO, eppure si fatica ad investire efficacemente in cultura e a fronteggiare il degrado e la distruzione delle nostre risorse culturali ed ambientali.

Da alcuni sondaggi di questi anni risulta che è diffusa nella popolazione italiana l’idea che il settore cultura, che oggi conta circa 1,5 mln di addetti, sia la molla che possa far rilanciare l’economia nazionale. La crisi economico o di sistema che stiamo vivendo spinge spesso addetti ai lavori e persone comuni a considerare la rendita dell’investimento in cultura solo sul piano della valutazione economica, in particolare sul rendimento derivato dall’indotto turistico, dirigendo in questo modo la discussione in una unica direzione con dei risvolti e ipotesi di soluzioni in alcuni casi un po’ semplicistiche.

In realtà si ritiene che l’investimento nel settore dei beni culturali ed ambientali comprenda una gamma ben più ampia dell’indotto turistico, anche se esso è una componente molto importante e necessaria.

Investire in questo settore è di per sé un operazione culturale che arricchisce per prima la popolazione rendendola consapevole delle proprie radici, delle trasformazioni operate nel corso della storia, del formarsi della propria identità sia grazie a elementi nativi che a stimoli ricevuti da scambi con culture esterne. Crediamo che ciò sia la base con cui una comunità possa affrontare le sfide future.

Sul piano più concreto, invece, l’investimento in cultura crea beneficio ad un territorio se: attrae capitale intellettuale, genera un reddito indotto attraverso la fruizione ed il pubblico godimento dei beni (turismo), sviluppa settori produttivi non solo di servizi ma anche tecnologici e manifatturieri ad esso collegati, rafforza il capitale sociale perché lavora su politiche di coesione.

Pertanto, l’investimento in cultura necessita di risorse finanziarie quanto della forte volontà di investire in uno sviluppo ed in un a gestione sostenibile dei beni culturali ed ambientali in modo da coniugare lo sviluppo su tre dimensioni: sociale, economica ed ambientale. Questo perché la risorsa culturale non venga corrosa dallo sfruttamento esclusivamente commerciale che alla lunga ne trasformerebbe l’essenza e ne svilirebbe portata intellettuale.

“Chianti Segreto” non è un progetto talmente ambizioso da realizzare a pieno un modello efficace di sviluppo, ma la passione per il nostro territorio e per le risorse di cui potremmo disporre è abbastanza forte da spingerci su questa via sperando di costruire assieme ai nostri partners e sostenitori una strategia vincente per il territorio in cui vorremmo continuare a vivere.