Sant’Appiano, una delle più antiche pievi della valdelsa

Il complesso della pieve di Sant’Appiano è costituito dalla chiesa , con annessi il chiostro e la canonica e da quello che rimane dell’antico battistero, cioè quattro pilastri cruciformi che recano scolpiti nei capitelli alcuni simboli cristiani.

Il primo documento che cita la pieve risale al 990, ma non si conoscono parti dell’edificio che possano risalire a questo periodo. La pieve ha una facciata a capanna con doppio spiovente e un impianto basilicale a tre navate, con una terminazione poligonale dovuta a modifiche e restauri. Tra le diverse modifiche non possiamo fare a meno di notare la grossa discrepanza tra le due navate laterali: la sinistra costruita con materiale misto (ciottoli e pietre) e la destra con mattoni. Infatti nel 1171 il campanile, forse a causa di un terremoto o di un fulmine, crollò sopra la navata destra dell’edificio distruggendola. Siamo di fronte a un caso architettonico molto interessante, perché ci consente di confrontare due stili diversi: nella navata sinistra lo stile protoromanico e nella destra quello romanico. Esternamente alcune parti sono state aggiunte più di recente: la porta con stipiti e architrave in arenaria rifatta nel 1843 a causa del terremoto; i due oculi (sinistro e centrale), gli spioventi con mattoni disposti a spina di pesce e la monofora dell’abside che risalgono al XX secolo.

Delle opere conservate all’interno ricordiamo gli affreschi cinquecenteschi nella volta della cappella dell’Assunta, alla base del campanile, e quelli lungo le pareti della navata sinistra raffiguranti San Pier Martire, il Martirio di San Sebastiano, Sant’Antonio Abate e San Matteo Evangelista, commissionati tra il 1486 e il 1488 a Filippo di Antonio Filippelli e a Bernardo di Stefano Rosselli, allievi del Ghirlandaio.

Il luogo su cui si innalzava il battistero era già praticato in epoca etrusco-romana, come testimoniano le strutture ipogee sotto l’attuale canonica e un idoletto pagano, adesso conservato presso l’Antiquarium, ritrovato durante gli scavi ottocenteschi che diedero alla luce la pianta del battistero. Questo edificio crollò definitivamente nel 1805 a causa di un terremoto, ma per fortuna esiste una dettagliata descrizione del georgofilo Marco Lastri (1775) che ci permette di ricostruire idealmente anche l’alzato dell’edificio. I pilastri come si vedono oggi furono risistemati tra il 1891 e il 1893 al seguito di scavi grazie ai quali vennero rinvenute le fondamenta, alcune tombe e murature non pertinenti al battistero. L’edificio era ottagonale, con tre absidole su tre lati dell’ottagono, con una piccola cripta e un micro-presbiterio raggiungibile da scalette. Al centro, il fonte battesimale era costituito da una vasca di pietra rotonda con quattro pozzetti all’interno. I pilastri a fascio cruciformi, ancora visibili, risalgono alla prima metà del XII secolo. Queste forme architettoniche derivano dal gotico francese, qui mediato dalle maestranze dalla zona padana. Il battistero non fu più utilizzato dal 1701. Infatti, l’allora pievano Giovanni del fu Giovangualberto Pecciotti fece mettere un fonte battesimale all’interno della pieve in fondo alla navata sinistra, dove si trova ancora.